Condividiamo il messaggio ricevuto da Tasneem Shatat, uno dei coordinatori di Gaza Biennale, in risposta alla nostra richiesta di avere notizie aggiornate sulla situazione a Gaza all'inizio del 2026
LETTERA DA GAZA
Gennaio 2026
Come ha detto Mahmoud Darwish:
"Amiamo la vita ogni volta che siamo in grado di raggiungerla".
Dal cuore di Gaza assediata e bombardata, sospesa nella memoria della sua gente e macchiata di sangue...
Quando i sospiri delle ultime notizie– notizie che non descrivono la tragica realtà in tutti i suoi dettagli, eppure non si fermano mai.
Ritornano di tanto in tanto, riportando alla memoria, all'anima e al corpo ciò a cui hanno cercato di sopravvivere.
Con tutto l'amore e l'umanità che possediamo, noi ci proviamo – per noi stessi, per Gaza, per l'umanità, per la libertà e per tutti i popoli che credono nella giustizia, nella libertà e nella dignità umana.
Ad ogni pioggia, ogni alluvione, ogni crollo, con il vento che soffia, il rumore del tuono e il bagliore del lampo, tra ondate di freddo e ondate di caldo, noi proviamo a risorgere - come se stessimo creando un piccolo miracolo.
Cerchiamo la luce in questa oscurità, la continuità tra macerie e tende.
Proviamo a ricostruire noi stessi e i nostri dettagli.
Ci aggrappiamo all'amore, alla vita, alla sopravvivenza: alla risata di un bambino, al profumo della pioggia, a una bombola di gas, a un'opera d'arte dipinta sulla parete delle nostre tende.
Ci solleviamo dai meandri dell’oscurità e dell'ignoto.
Scuotiamo via la polvere dei dolori del momento.
Appoggiamo la testa sulle braccia per riposare, bruciati dalle fiamme della fame.
Scolpiamo la vita con le nostre piccole dita, mandiamo una nuvola al cielo e disegniamo raggi per il sole.
La vita a Gaza ora non è facile.
L'interruzione delle notizie da Gaza, lontano dalla realtà quotidiana dietro le quinte, non è insignificante.
La vita è estremamente dura, tinta con tutte le sfumature del dolore, e ancora aperta a ogni porta di conflitto e perdita, in ogni momento.
Gli spostamenti non sono finiti.
Le perdite non sono finite.
Il freddo non ha smesso di divorare la pelle.
Le case non sono state restituite.
La memoria non ha smesso di riprodurre i suoi ricordi.
Non ha dimenticato la fame, o la casa, o la speranza, il dolore, la distruzione.
E non sono finiti quei falsi nastri colorati che separano la memoria dalle sue radici.
Ma restare è possibile.
Risorgere è possibile.
Rimanere è un atto di bellezza e un atto di fede- che la bellezza nasce dalle circostanze peggiori e che quando un essere umano si aggrappa alla dignità, all'amore e all'arte, essi diventano più forti della guerra.
Da questa fragilità e tenerezza nascono le lezioni più forti di arte, creatività e umanità.
Noi disegniamo perché la realtà è insopportabile.
La nostra amata città è dentro di noi, nel profondo, e aspetta che lasciamo la terra dove siamo sfollati e torniamo ai suoi edifici.
Noi scriviamo perché il silenzio è più pesante di quanto si possa dire.
Noi ci proviamo perché la realtà è troppo impotente per restare con le mani giunte.
Noi sogniamo perché l'immaginazione è l'unica cosa rimasta senza barriere, senza bombardamenti o distruzione.
Pratichiamo l'arte perché il caos è più grande della resa.
Noi facciamo storia.
Insegniamo amore, umanità e dignità.
Produciamo, lavoriamo, pensiamo e costruiamo forme di vita.
Tutto ciò che facciamo a Gaza è la dichiarazione che siamo capaci di creazione e creatività nonostante tutti i tentativi di cancellazione.
Creare a Gaza significa praticare la vita – non come si vorrebbe che fosse, ma così com'è – e darle una voce, un'immagine, una testimonianza e un ricordo.
In nome di tutti gli sfollati di Gaza.
In nome di tutti i sopravvissuti di Gaza.
In nome di tutti quelli che cercano di sopravvivere e rimanere.
In nome di tutti quelli che cercano di risorgere ancora una volta.
In nome di tutti quelli che mandano una voce da Gaza al mondo.
In nome di tutti quelli che mandano amore, umanità e arte da Gaza al mondo.
Da Gaza, vi mandiamo amore e gratitudine - da Gaza, dai cuori degli sfollati infradiciati dalla pioggia all’aria aperta, senza riparo dal freddo, dal calore, e dal fuoco.
Crediamo che i nostri cuori siano connessi e vicini.
Sappiamo che tra noi ci sono ponti di amore, umanità e fede che nessun aereo o artiglieria possono distruggere.
Siamo grati a tutti quelli che hanno creduto in noi, che hanno creduto nella nostra umanità, nella nostra giustizia e nella nostra causa.
Esprimiamo la nostra profonda gratitudine a tutti quelli che ci ascoltano e condividono la nostra fede nella dignità umana, nell'umanità e nella libertà, e credono che, per quanto le tempeste possano essere violente e le giornate buie, l’essere umano è sempre capace di risorgere.
Viviamo di speranza e di amore-speranza di poter creare un cambiamento insieme, speranza di raggiungere la libertà e librarci in alto nel cielo della vita.
E nella speranza che un giorno ci incontreremo in un luogo aperto al cielo e all'orizzonte, senza paura, e parleremo di questi giorni che la memoria si rifiuta di dimenticare, nemmeno uno.
Fino ad allora, continueremo a creare vita dalle ceneri e a inviare i nostri messaggi al mondo attraverso il pennello e i colori, attraverso la pittura, attraverso l'arte, attraverso la parola, attraverso l'insistenza a restare e essere.